Comportamento

Pubblicato: settembre 14, 2012 in Comportamento
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B.F. Skinner

Lo confesso: sono un comportamentalista. Lo so, qualcuno storcerà il naso, altri –come è già capitato- mi daranno del mostro che vuol paragonare tutto e tutti a robot e automi. Sono un comportamentalista, conosco e uso il Cicker Training, il che mi fa anche passare dalla parte di chi  freddamente e sprezzantemente relega emozioni e sentimenti in secondo piano, preferendo uno sterile meccanismo fatto di stimolo e risposta. I miei cani sono –da me- considerati a guisa di robot che io posso manipolare… Non nominiamo nemmeno la possibilità che gli stessi meccanismi si possono applicare alle persone con successo. –leggi TAGteach. Allora visto che di comportamento stiamo parlando vi vorrei dare il mio punto di vista e mostrarvi la complessità che sta sotto a questa scienza.

Comportamento è qualsiasi cosa che un organismo fa in risposta a uno stimolo esterno. Succede qualcosa nell’ambiente che ci circonda e noi reagiamo di conseguenza. Sterile comportamentalismo vero? Dove sono emozioni e sentimenti? Dov’è l’empatia, la gioia, dove “l’essere” esseri umani? Permettete di rispondere con un’altra domanda: cos’è che “crea” un organismo? Cosa “crea” un essere umano, una pianta, un cane o una lumaca? In altre parole dove stanno le basi, le fondamenta che fanno sì che ogni organismo sia uno ed unico e si riconosca come tale (se dotato di un sistema nervoso sufficientemente complesso[1])?

La lepre di mare: 20.000 neuroni e non dimostrarli…

Io so di essere me stesso e ho avuto questa coscienza di “me” da quando sono nato e la porterò con me per tutta la vita. Io sono io e, sicuramente non sono qualcun altro. Nel corso di una vita un organismo si rinnova e rigenera completamente. Il sangue si rigenera in tre mesi, ogni sei mesi abbiamo nuovi muscoli e organi, per ossa e denti nuovi dobbiamo aspettare invece un anno. Le uniche cellule che ci accompagnano per tutta la vita sono i neuroni del cervello (tranne quelli che muoiono prima per trauma o per malattia). Abbiamo quindi uno “zoccolo duro” di cellule che si mantengono coerenti per tutta la vita, immerse in un ambiente dove ogni altra cellula muore e rinasce costantemente[2]. Eppure abbiamo sempre chiaro di essere coscienti e di essere noi stessi. Durante la notte, una parte del mio corpo cambia e si rigenera, eppure al mio risveglio sono di nuovo IO e non una qualche versione 2.0 (riveduta ed aggiornata) di me stesso[3]. In qualche modo i neuroni, i membri permanenti, rimangono agganciati in un organismo in continuo divenire, riuscendo a mantenere ferma la coscienza di sé (di fatto anche i neuroni cambiano, nel corso della vita le loro connessioni). Dove si trova l’essenza della nostra identità? Secondo alcuni studiosi e io con loro, la nostra coscienza nasce sull’unica cosa che non cambia durante la nostra vita: il bilanciamento della chimica interna. O meglio: ciò che non cambia è lo sforzo costante per mantenere all’interno di valori in cui la vità è possibile la chimica interna. Proteine, zuccheri e grassi, regolazione della temperatura e del battito cardiaco, ormoni e neurotrasmettitori. Sono centinaia i diversi tipi di molecole che navigano nel nostro corpo; la loro quantità e bilanciamento è controllata dalla parte più primitiva del nostro cervello, quella che risiede nel tronco celebrale (la parte terminale del midollo spinale).

Il tronco cerebrale: tra midollo spinale e cervello

Qui, alcuni gruppi di neuroni operano affinchè tutti questi componenti si mantengano in un bilanciamento ottimale (detto omeostasi). Su questi centri è costruita tutto il resto del sistema nervoso centrale. I comportamenti –emozioni e sentimenti compresi- nascono qui. Stimolo e risposta. Manca glucosio nel sangue? La biochimica cambia ed attiva i comportamenti adatti per la ricerca di cibo. Come vedete abbiamo dei comportamenti di risposta molto basilari: di acceso o spento che sono la base della vita stessa. Le emozioni non sono altro che delle scorciatoie mentali per elaborare in maniera rapida ed istintiva alcuni tipi di  risposte. Rabbia, gioia, paura sono alcune di queste scorciatoie e sono di fatto dei comportamenti di risposta a uno stimolo che condividiamo con tutti gli esseri dotati di un sistema nervoso abbastanza evoluto[4]. La condivisione di questo repertorio emotivo è provata dal fatto che sappiamo riconoscere subito se il nostro cane è arrabbiato, o se è felice, e lo possiamo fare con qualsiasi altro animale. Io credo a partire dai mammiferi evoluti in su[5]. I sentimenti compaiono solo negli esseri con cervelli più evoluti, e non sono altro che espressioni –comportamenti- di un organismo che è conscio delle proprie emozioni. La coscienza di possedere emozioni ci permette di poter modulare la loro “forza”. Se sono arrabbiato sono in grado di controllare le mie emozioni ed evitare di picchiare chiunque osi contraddirmi. Se il mio cane ha paura può –se lo stimolo non va oltre uno certo limite- cercare di controllare le sue emozioni e trovare delle risposte diverse alla fuga o all’aggressione. Dai comportamenti di semplice regolazione emostatica emergono gradualmente comportamenti via via più complessi, ma che conservano alla base il meccanismo stimolo-risposta. Il comportamento emerge, secondo processi e meccanismi che seppur possono essere misurati  nel loro essere non possono essere computati nei loro esiti.

Purtroppo non è la mia macchina 😦

Sappiamo, che una macchina è fatta di parti meccaniche. Tutte contribuiscono a fare la macchina, ma quale percentuale della macchina fa, per esempio il pistone? Il volante? Un pistone non è di per sé una macchina, e finchè è scollegato dal resto non è nemmeno parte di una macchina. La macchina, “emerge” dalle parti che la compongono e che lavorano insieme. Posso conoscere che i cervelli hanno una serie di semplici scorciatoie comportamentali, le emozioni ma non posso computare quanto ognuna di queste emozioni contribuisca all’emergere di un comportamento più complesso o come queste emozioni vengano sentite da chi la prova. In questa “emersione” di complessità sempre maggiori, dai meccanismi di regolazione omeostatica, alle emozioni e ai sentimenti possiamo trovare un senso nuovo di ciò che è sacro e misterioso. Il mio essere comportamentalista nasce dalla comprensione di questo substrato, dal rispetto che provo per questa complessità e dalla consapevolezza che i meccanismi alla base di un essere vivente sono fatti di risposte “acceso-spento”. Se uso il Clicker Training o il TAGteach è perché li ritengo gli strumenti migliori in mio possesso per interagire positivamente, in quanto parlano attraverso gli stessi schemi innati in ciascun organismo.

Attenzione: non sto dicendo che basti avere la scatoletta in mano e del cibo per avere dei risultati[6]. Di fronte a noi sta sempre un altro organismo complesso. Pur conoscendo la base scientifica non possiamo prevedere quali risposte emergeranno con il Clicker:  né noi né il nostro allievo siamo –appunto- robot.

Sappiamo che la metodologia funziona ma  sta a noi insegnanti adattarla alla risposta emotiva che emerge dal nostro allievo lavorando empaticamente insieme a lui.

Luca Canever


[1] A questo proposito, sono stati effettuati esperimenti di condizionamento classico su lepri di mare. Queste lumache sono dotate di un sistema nervoso formato da circa 20.000 neuroni. Il fatto chel’animale risponda al condizionamento classico fa ritenere che anche in sistema così primitivo esista una rudimentale elaborazione mentale antenata –molto lontana- della coscienza.

[2] Quest’affermazione non è esatta. Di  fatto pur se i neuroni sono vivi per tutta la nostra vita quello che cambiano sono le connessioni tra di loro. Cambiando queste cambiano anche i modi in cui i neuroni  lavorano.

[3]. Permettete di chiarire questo punto: se cambiate, nel corso di un anno tutti I singoli pezzi della vostra macchina, quello che otterrete alla fine sarà una macchina completamente diversa, rispetto alla macchina che avevate prima. Sebbene il mio corpo cambi completamente nel corso di un anno io rimango sempre me stesso, non importa cosa o come sono cambiato. Io possiedo una coscienza di me, la  macchina no.

[4] Tornando alla nostra lepre di mare, possiamo dire che anch’essa ha delle emozioni: il fatto che possa trovare scorciatoie comportamentali attraverso il condizionamento, significa che l’animale è in grado di emozionarsi. Emozioni di lepre di mare, ma sempre emozioni.

[5] Non sono in grado di capire l’umore di un’anaconda e credo che avrei le stesse difficoltà con alcuni marsupiali.

[6] Errore comune tra chi critica il Clicker Training dopo averlo frettolosamente provato

DA LEGGERE:

Se il discorso dell'”emergenza” della complessità dalla somma dei suoi componenti vi affascina allora questo è il libro che fa per voi.

STUART KAUFFMAN: Reinventare il sacro. Scienza, ragione e religione: un nuovo approccio

E questo se invece v’interessa l’emergere della coscienza dal controllo dell’omeostasi interna:

ANTONIO R. DAMASIO: Emozione e Coscienza

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