PERCHE’ non COME

Pubblicato: settembre 20, 2012 in Comportamento
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e vabbè! a qualcuno piace strano.

Cosa osserviamo per prima cosa in un comportamento? Se il cane ha fatto pipì sul tappeto, se il bambino non ha fatto i compiti, se quello lì ci ha appena rubato il parcheggio? Ovviamente osserviamo e reagiamo al comportamento valutando il “COME” di questo comportamento. Con il termine “COME” faccio riferimento alle conseguenze tangibili del comportamento; in altre parole a “COME” il nostro ambiente è stato modificato.
Vediamo “COME” il cane ha fatto pipì, “COME” i compiti non sono stati fatti e pensiamo a “COME” farli fare, magari prima di cena. Vediamo, soprattutto, “COME” quello lì ci ha rubato il nostro parcheggio. Giorni fa ero a spasso con dei miei amici quando abbiamo notato come un SUV avesse parcheggiato in evidente divieto di sosta (c’erano delle transenne per dei lavori) e come avesse allo stesso tempo occupato due posteggi. Ho lanciato un po’ d’insulti mentali, poi mi sono fermato e ho osservato, cercando di capire il “PERCHE’” di quel comportamento. Osservando ho visto che chi guidava il mezzo si era fermato in quel modo perché stava leggendo i cartelli dei lavori in corso cercando di capire se poteva o meno parcheggiare. Osservando, ho potuto risparmiare un bel po’ di energia mentale che sarebbe stata sprecata in inutili considerazioni su “COME” queste persone alla guida di queste macchine enormi, siano poco rispettose delle norme che regolano il traffico. Come avrete intuito con il termine “PERCHE’” faccio riferimento agli antecedenti del comportamento (il bisogno del guidatore di controllare se poteva parcheggiare lì la sua macchinona).
 Se cerchiamo di vedere il perché delle cose potremmo scoprire che nel mondo non tutto avviene per farci piacere o dispiacere. Potremmo vedere che il cane ha fatto la pipì sul tappeto perché è stato male; potremmo vedere che ci hanno “rubato” il parcheggio perché l’altro guidatore non ci aveva visto. Il metro con cui misuriamo come le cose accadono è, solamente il nostro metro, un nostro strumento personale. Noi creiamo il nostro mondo con le nostre esperienze e siamo attori attivi per quello che sentiamo: possiamo decidere, volontariamente quale effetto avrà uno stimolo su di noi. Siamo spettatori del SUV parcheggiato male e focalizzando la nostra attenzione sul “perché”, possiamo liberarci dall’ influenza emotiva dal “COME” . Il mio caro amico Ted mi ha suggerito il concetto che noi siamo coemergenti con il nostro mondo. Siamo noi stessi centrati su una coscienza individuale, ma contemporaneamente siamo parte di una coscienza estesa che abbraccia il nostro universo esperienziale. Ritengo che proprio per rimanere centrati in questo universo sia fondamentale andare a valutare le cause e non gli effetti di un comportamento. Il rischio è che l’emozione suscitata ci faccia sbilanciare e perdere il nostro equilibrio .
Per cui, quando il nostro cane ci fa arrabbiare o un nostro collega di lavoro, proprio non vuole capire, cerchiamo di capire il perché del loro comportamento: solo in questo modo potremmo trovare una soluzione positiva per un cambiamento effettivo e duraturo. Nel momento in cui ho capito il perché di un’azione posso cercare di cambiare gli stimoli che sollecitano la stessa e questo si può fare senza arrivare a soluzioni negative. Se capisco che il mio cane fa la pipì sul tappeto perché è troppo felice quando torno a casa dopo una lunga giornata passata da solo, posso –devo- trovare una soluzione diversa dal mettergli il naso nella pipì affermando assertivamente la mia dominanza (come suggerisce qualche improvvisato e sedicente guru televisivo). Posso decidere di tornare a casa durante la pausa pranzo, posso trovare un dog-sitter, posso lasciare dei giochi con cui tenere impegnato il cane durante la giornata.

 Lo stesso discorso vale per le persone. Inutile, minacciare punizioni per una camera lasciata in disordine, se riesco a capire il perché questo accade: il ragazzo è sempre di corsa e “tanto qualcuno arriva dopo a sistemare?”. Stringiamo i denti e lasciamo la camera in preda al caos primordiale finchè la scintilla dell’ordine si accende. O insegniamo che l’ordine paga: scambiamo ogni vestito messo via con ore d’uscita extra. Mi rendo conto che cercare il perché comporta un investimento maggiore d’energie rispetto al semplice rispondere al “Come”. Mettere il naso nella pipì è più facile che cercare un dog-sitter o tornare a casa durante la pausa pranzo. Proibire d’uscire per due settimane è più facile che contrattare ogni singolo paio di calzini con tempo extra d’uscita. In altre parole il “COME” è scritto a caratteri cubitali nel nostro cervello, mentre il “PERCHE’” é è nascosto e va cercato con fatica. E’nostra radicata abitudine osservare e reagire a quello che non va o non ci piace. Il perché è facile da capire: la nostra mente è centrata sul mantenerci vivi, con tutti i valori dentro i limiti ottimali, con le risorse primarie disponibili ed abbondanti. Questo è il piano A dell’evoluzione. Ovvio che ogni piccola interferenza con il piano A è vista come una minaccia: questo è il motivo per cui quello che non ci piace attira sempre la nostra attenzione e, solitamente quello che non ci piace sono le conseguenze. Armiamoci invece di lente d’ingrandimento e andiamo a cercare il “PERCHE’”. Cambiamo abitudine, impariamo anche a ricevere ed esaltare con gioia e riconoscenza ogni cosa che ci piace del nostro ambiente. Abituiamoci alla bellezza!

APPENDICE

 Si parlava di abitudini. Possono essere talmente radicate che l’estirparle risulta estremamente difficile (il fumo, il gioco d’azzardo, guidare in maniera non appropriata). La nostra volontà non basta da sola. Una delle più interessanti scoperte fatte da Skinner è stato lo shaping. Ovvero non rinforzare solo il comportamento completo (troppo difficile) ma approssimazioni successive verso il comportamento finale. Se vogliamo smettere di fumare non possiamo smettere domani, piuttosto riduciamo gradualmente il numero di sigarette. Soprattutto rinforziamo molto la riduzione del numero di sigarette. Trovare il perché un comportamento accade ci spiega quali sono i rinforzi che entrano in campo permettendoci in questo modo di gestirli. Il TAGteach può essere un valido aiuto perché ci permette di concentrarci sugli aspetti che portano agli esiti che desideriamo. Ad esempio per smettere per fumare, per accendere la sigaretta bisogna prima prendere in mano il pacchetto. Perché non disegnare un TAGpoint: “pacchetto nel cassetto”? nel momento in cui andremo a prendere il pacchetto il TAGpoint ci ricorderà cosa dobbiamo fare per evitare di fumare. Ottenuto il TAG, paghiamoci con grande gioia per il nostro successo (osserviamo la bellezza della nostra azione). Se ad esempio ci piace la cioccolata…

Luca  Canever

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commenti
  1. Martina Ossola ha detto:

    Bell’articolo! Grazie ! E bravo Luca !

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