SOLO NOI

Pubblicato: settembre 29, 2012 in Comportamento
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Qualche giorno fa, anzi qualche notte fa una domanda mi è passata per la testa: ma come mai noi umani siamo così inclini alla punizione piuttosto che al rinforzo? Perché il primo istinto è quello di bloccare, un comportamento sgradito anziché rinforzarne uno che ci piaccia. Se il cane se ne sta tranquillo non siamo altrettanto pronti a dargli un bel biscotto quanto lo siamo ad arrabbiarci se ci morde le scarpe. Diciamocelo come specie non siamo tra i top 10 del bon ton… basta guardare i telegiornali. Visto queste nostre caratteristiche sono andato a vedere come si comportano i nostri amici animali.

I primati hanno sicuramente qualche forma di punizione anche se le forme d’aggressione che ho trovato citate come punizioni (ad esempio tra maschi dominanti per cibo o femmine)  potrebbero passare più per Rinforzi negativi (R-) che per punizioni vere e proprie . Unico esempio di “vera” punizione sembra questo mostrato da babbuini dominanti: se membri di rango inefriore non segnalano con gli appositi richiami la scoperta di fonti di cibo vengono aggrediti!  Un secondo esempio di vera e propria punizione è quello che è stato provato su un branco di cavalli. Se si allontana dal gruppo degli esemplari di rango inferiore e si dà loro da mangiare, al loro rientro nel branco questi vengono aggrediti dagli esemplari di rango superiore. Molte volte quelli che apparentemente possono passare per punizioni sono in realtà dei Rinforzi negativi: i cervi maschi che hanno un harem aggrediscono ed inseguono i giovani esemplari che cercano d’accoppiarsi con le loro . Questo tipo di aggressioni subite dai parassiti -definizione per chi cerca di sottrarre risorse-  insegnano agli stessi a non provarci con lo stesso individuo dominante e nello stesso luogo. Il comportamento di “non provarci ” è stato negativamente rinforzato (ti picchio finchè non la smetti!!!).

Comportamenti punitivi o aggressivi o comunque tesi a sottomettere gli altri potrebbero essere nati, controintuivamente, come aiuto per instaurare la cooperazione nel gruppo. In una particolare specie di vespe, la regina” picchia” quelli che lavorano poco. Se si congela –in un esperimento- la regina, l’attività dei lavoranti rallenta brutalmente. Altro esempio simile ci viene dagli scriccioli: in colonie di scriccioli gli aiutanti separati dagli sperimentatori dal resto della colonia durante la stagione riproduttiva venivano aggrediti al loro ritorno in colonia, mentre venivano ignorati se tenuti separati in altri periodi dell’anno. Il quadro che sembra emergere è che i gruppi sociali debbano –necessariamente- far ricorso a comportamenti coercitivi per restare uniti. Solo alcuni di questi comportamenti possono essere chiaramente etichettati come “punizione”.

Noi umani, come c’era da aspettarsi, facciamo gioco a parte (siamo o no più evoluti?).

Per puro caso a fine Agosto sono stati pubblicati sul web primi risultati di una ricerca recentissima, che ha dimostrato che gli scimpanzé non possiedono un particolare tipo di comportamento punitivo detto “punizione altruistica”. La punizione altruistica o punizione di terza persona avviene quando puniamo il responsabile di un comportamento subito da un’altra persona.  Il fatto che i nostro cugini più prossimi ne siano sprovvisti ci da il poslo di quanto distanti siamo noi dal resto della Natura. Noi possediamo questo comportamento piuttosto ben sviluppato, se vediamo cosa siamo riusciti a creare grazie ad esso. Infatti, si riteneva fino a poco tempo fa che le grandi civiltà fossero nate sfruttando le basi neurobiologiche che avevano per millenni regolato la vita dei cacciatori adattandole alla particolare ricchezza di risorse dell’Olocene. In pratica non appena ce n’è stata la possibilità l’uomo si è espanso usando le strutture celebrali che aveva a disposizione.

Apparentemente, i cambiamenti climatici non spiegano da soli la nascita delle grandi civiltà. Si ritiene che finché il gruppo sociale è piccolo, a livello di clan o banda di cacciatori e raccoglitori,  tutti possano regolare autonomamente e direttamente i propri rapporti –magari con l’aiuto di un dominante-. Chi sgarra viene semplicemente allontanato dal gruppo ed isolato facendo precipitare le sue possibilità di sopravvivenza: cooperare è un’assoluta necessità. Nel momento in cui le comunità cominciano a crescere e passano la soglia critica dei 100 membri  questo tipo di controllo non basta più. Chi sgarra avrebbe la possibilità di nascondersi in seno alla società (magari con la collaborazione di un’altra famiglia o gruppo) sfuggendo alla riprovazione di chi fosse stato eventualmente offeso. Per cui le grandi comunità devono darsi nuove leggi e regole e per rendere ancora più forte questo nuovo corso lo legano a considerazioni morali attraverso l’invenzione della religione. Il fatto che tutti, o almeno la maggior parte dei membri, si pieghi alle nuove regole non si può giustificare con l’esistenza della sola collaborazione. Per crescere, queste società devono ricorrere alla  punizione altruistica (o punizione di terza parte ). Ovvero qualcuno (un giudice?) decide come un atto criminale rivolto ad altri debba essere punito e tutti i componenti della società si adeguano a questo. Nelle società più piccole questo meccanismo sembra non esistere: studi condotti sugli ultimi popoli primitivi hanno mostrato che queste popolazioni non hanno la punizione altruistica nei loro repertori. Da qui l’ipotesi che i meccanismi neurobiologici degli antichi cacciatori si siano evoluti in nuove forme consentendo la nascita delle complesse società neolitiche.  Di fatto che una grande mutazione genetica sia avvenuta a partire dalla mezzaluna fertile è cosa appurata e il suo risultato è che possiamo mangiare e bere il latte di altre specie. Studi funzionali del cervello hanno dato evidenza che questi nuovi circuiti sembrano essersi installati nella neocorteccia: qui si deciderebbe se una certa azione vada o meno punita: compito dell’amigdala e delle altre parti emotive del cervello è decidere l’ammontare della punizione. Quello che risulta dalla ricerca scientifica è che noi umani abbiamo dei particolari meccanismi per la punizione che, dispiace dirlo, sono stati responsabili fin qui del successo della nostra specie.

qual’è il punto?

Il punto è, secondo me,  che ne abusiamo, giocando troppo spesso al ruolo di giudice. Quando puniamo non andiamo a punire il comportamento, ma il soggetto. In altre  parole andiamo a vendicare il tappeto su cui il cane ha fatto la pipì. . Credo che le nostre neocortecce le quali ci fanno vedere in avanti, permettendoci di pianificare e programmare, ci inducano a prendere un ruolo che non sempre ci appartiene. Ci piace giudicare e sindacare ci piace vedere “COME” una cosa è stata fatta (su questo argomento vedi il post “PERCHE’, NON COME”). Cerchiamo piuttosto di calarci nella parte dell’insegnante e non del giudice, aiutando chi ci sta intorno a crescere in maniera positiva.

Questi meccanismi neurobiologici , la punizione altruistica, come abbiamo visto, si applicano al contesto sociale, alla logica delle grandi masse d’individui. Cominciamo a cambiare prospettiva partendo dalle nostre piccole tribù familiari dove la collaborazione e l’empatia sono sufficienti da sole  per assicurare la “sopravvivenza”. Escludiamo comportamenti punitivi dalla nostra vita quotidiana. Solo un semplice Clicker per il nostro cane potrebbe portarci molto lontano per un viaggio di scoperta

APPENDICE

Per quanto strano possa sembrare modelli matematici applicati all’evoluzione dei gruppi dicono che l’altruismo da solo può sostenere solo piccoli gruppi di individui (come succede negli animali). L’utilizzo di comportamenti coercitivi consente ai gruppi di:

  stabilizzarsi permettendo lo sviluppo di un patrimonio culturale condiviso (base necessaria per l’ulteriore salto in avanti legato allo sviluppo di leggi e religioni;

  di aumentare di dimensione. I gruppi i cui membri siano privi della  punizione altruistica non riescono a superare i 100 membri (in alcune società tribali quando si raggiunge più o meno queste cifre c’è una gemmazione e nasce un nuovo gruppo). Se nel gruppo la punizione altruistica esiste il gruppo stesso può raggiungere anche le 600 unità (stiamo parlando di società sì moderne ma che vivono in uno stato pre-agricolo). Mentre noi, con la maggiore disponibilità di risorse, abbiamo società composte anche da miliardi di individui.

LETTURE (articoli scaricabili)

  1. BUCKHOLTZ  (2008) – The Neural Correlates of Third-Party Punishment
  2. CLUTTON (1994) – punishment in animal societies
  3. HENRICH (2005) – Markets, religion community size.
  4. MORAL SENTIMENT AND MATERIAL INTEREST – MIT press (2005)
  5. RIEDI (2012) – No Third Party Punishment in Chimpanzees
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