INSEGNARE (secondo me)

Pubblicato: ottobre 5, 2012 in Insegnare, Teaching
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Impariamo ed insegniamo costantemente nella nostra vita: nel momento in cui interagiamo con altri individui (persone od animali) andiamo a modificare il loro e nostro comportamento. In questo consiste, secondo la mia opinione, il vero significato della parola “insegnare”. Facciamo questo  sbilanciando l’equilibrio psicofisico del nostro interlocutore con gli stimoli che gli presentiamo allo scopo di ottenere il comportamento desiderato. Non ce ne rendiamo conto ma la nostra vita è un continuo, unico che dura tutta la vita insegnare ed imparare. Posso usare diversi metodi e tecniche per ottenere questo: dalle più gentili e compassionevoli alle più brutali e negative. Quando ho iniziato il mio percorso mi è stato insegnato che esistono 4 tipologie di strumenti:
R+ (Rinforzo Positivo): do qualcosa che il soggetto desidera e aumenta -di conseguenza- l’emissione di un comportamento. Il cane si siede, il cane riceve cibo.
R- (Rinforzo Negativo): do qualcosa che il soggetto non desidera o trova avversivo aumentando la frequenza di emissione di un comportamento. Calcio con i piedi i fianchi del cavallo per farlo muovere (ovviamente smetto quando ottengo quello che desidero).
P+ (Punizione positiva): do qualcosa che il soggetto non desidera per diminuire la frequenza di emissione di un comportamento. Picchio il cane perchè ha fatto la pipì sul tappeto;.
P- (Punizione negativa): tolgo qualcosa che il soggetto desidera per diminuire la frequenza di emissione di un comportamento. Stasera Luigino non vede la Tv perché è tornato a casa tardi da scuola.
Un rinforzo è un evento che avviene sul comportamento che il soggetto può o meno ricevere o evitare modificando il suo comportamento. Il cavallo si muove e non viene più calciato. La scelta è del soggetto: è lui che opera, modificando il proprio comportamento in base alle sue conseguenze (da qui, condizionamento operante) La punizione al contrario, avviene dopo il comportamento e il soggetto non la può evitare, ma solo subire. Luigino non può far altro che non vedere la TV questa sera e il cane non può far altro che ricevere le botte perché il tappeto è bagnato. Attenzione non sto dividendo tra comportamenti pù o meno coercitivi. Una signora, stasera mi ha detto di aver dato una pacca leggera sul sedere del cane perché era scappato. Sono sicuro che la pacca fosse leggera, ma era comunque una punizione. In questo caso anche un semplice “brutto cane!” sarebbe equivalso a una punizione.
La mia opinione è questa: dal momento che avviene dopo il comportamento e che di fatto non ha significato educativo per chi la riceve  (il cane ha imparato a non abbaiare?) possiamo eliminare la punizione dalla nostra serie di strumenti utili per insegnare. Releghiamola al ruolo di –talvolta legittimo, come nel caso della signora- sfogo della nostra frustrazione per non essere riusciti a modificare il comportamento del soggetto secondo i nostri desideri. A questo punto rimangono R+ e R-. Potremmo allora ipotizzare il processo di apprendimento non più come una croce fatta da Rinforzi e Punizioni come abbiamo visto all’inizio ma come un continuum con in mezzo il nostro allievo e ai lati R+ e R-. Compito di noi insegnanti è quello di mantenere il più possibile il nostro allievo nella zona centrale che rappresenta l’apprendimento ottimale, correggendo la rotta attraverso i due Rinforzi. Dobbiamo essere cauti nell’uso dei rinforzi in quanto il loro uso scorretto può sbilanciare il comportamento del nostro allievo ed allontanarlo dalla nostra zona d’apprendimento.

“Mi passi il sale?” è uno stimolo che sbilancia l’equilibrio della persona cui ci rivolgiamo che ha come mezzo più semplice per recuperarlo il compiere il comportamento richiesto, passare il sale appunto. il nostro “grazie” funziona come rinforzo (avviene sul comportamento richiesto) e segnala che abbiamo ottenuto quello che volevamo. La persona che ci ha passato il sale capisce di conseguenza di aver eseguito quanto le stavamo chiedendo riguadagnando il proprio equilibrio. In questo caso la nostra richiesta (il nostro insegnamento) ha minimamente sbilanciato l’equilibrio (probabilmente la persona cui ci siamo rivolti non avrà nemmeno alzato la testa dal piatto) e tutto è filato liscio.
I miei genitori sono stati in vacanza in Polonia. Ovviamente non parlano polacco e altrettanto ovviamente hanno avuto qualche difficoltà con la lingua. Un semplice “Podaj mi sól, proszę?” costituisce una richiesta -uno stimolo- piuttosto sbilanciante: nel momento in cui non si capisce una richiesta impieghiamo tutte le nostre risorse per cercare di capire e questo sbilancia di molto il nostro equilibrio; se questa situazione durasse a lungo ci potrebbero essere delle conseguenze pesanti. Nel momento in cui non possiamo più fare affidamento sul linguaggio, ci ritroviamo nelle stesse condizioni in cui stiamo quando lavoriamo con gli animali.

Immaginatevi di essere in Polonia invitati a cena (no, non ce l’ho con il polacco nè, tantomeno con i polacchi. E’ solo un esempio.) Un commensale vi chiede: “Podaj mi sól, proszę?” Cercate di capire cosa vi viene chiesto e vi muovete un pochino, nervosi, sulla sedia. Il commensale si arrabbia sbatte i pugni e vi richiede -urlando-: “Podaj mi sól, proszę?”. Panico cosa vuole questo? perché s’arrabbia? provate ad alzarvi in piedi e quello s’arrabbia ancora di più, vi minaccia, urla etc etc. Provate a passargli l’acqua e quello da completamente di matto: vi afferra per le spalle, vi sbattacchia urlando il suo: ” “Podaj mi sól, proszę?”. In qualche modo capite che il comportamento dell’altro ha a che fare con qualcosa che c’è sulla tavola…ma siete stressati, frustrati e arrabbiati. Non ce la fate più: alla fine mandate a quel paese il commensale e ve ne andate sbattendo la porta e imprecando. Il commensale intanto si è rivolto agli altri ospiti dicendo: “osoba leniwa i nieinteligentny …” Cos’è successo? Semplicemente che lo stimolo che vi è arrivato vi ha sbilanciato troppo e voi avete deciso di chiudere lo scambio uscendo. Meglio se il vostro commensale anziché urlare avesse modellato il vostro comportamento con parole gentili segnalando e marcando affabilmente i vostri progressi verso quanto desiderava e tacendo sui vostri tentativi non a buon fine. Rilassati e tranquilli avreste capito cosa voleva e avreste imparato le prime parole nella nuova lingua.
Come avrete capito la prima situazione è una metafora di un insegnamento coercitivo, basato sulla punizione e il rinforzo negativo, il secondo è un insegnamento positivo basato sul rinforzo positivo. Dove siete stati meglio? Dove pensate vostro figlio, il vostro collega o il vostro cane stia meglio? Finché riusciamo a mantenere il nostro allievo all’interno della zona di comprensione gli avremmo assicurato la possibilità d’apprendere in un ambiente sicuro, facendo di noi dei grandi insegnanti.

RINGRAZIAMENTI.
Il concetto dell’insegnamento come uno scorrevole continuum e della zona di comprensione “understanding zone” sono regali di Les Kiger. Per apprezzare il pensiero di Les e godere dei suoi post, questo è il link al suo Blog: http://equuality.com/blog/
L’idea che siamo noi insegnanti a sbilanciare volutamente i nostri interlocutori è un altro, grande regalo, questa volta di Ted DesMaisons. Questo è il suo Blog dove conoscere il suo pensiero: http://tedwordsblog.com/

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