NOTATE LA DIFFERENZA?

Pubblicato: novembre 27, 2012 in Insegnare
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Trovate le differenze…

Io e Ted DesMasions siamo in sintonia. Anche se viviamo a più di 5000 km di distanza. Io ho scritto un primo post sulla punizione e lui un paio di giorni dopo ne ha proposto un secondo sullo stesso argomento. Io leggo il secondo post e mi viene l’idea per quello che sto per condividere con voi.

Ted fa questo esempio: lui allena una squadra di softball e fa un esercizio per cui se una coppia di giocatrici non esegue con il dovuto impegno l’intera sequenza di lancio e presa viene rimandata, di corsa, in fondo alla fila. Se la coppia non torna indietro di corsa, tutta la squadra si fa uno sprint lungo il campo (più o meno… non sono un esperto di softball, comunque avete l’idea). La domanda che Ted si pone e rivolge anche a noi lettori è la seguente: sto punendo le ragazze? La punizione avviene dopo il comportamento indesiderato (fare male l’esercizio) e dovrebbe ridurre la frequenza del medesimo comportamento. E quindi questo è il caso giusto? La domanda che io pongo a voi è, invece, questa: ma se fare le corse per il campo aumenta la frequenza delle corrette esecuzioni dell’esercizio? Cosa diventano gli sprint in questo caso? Tecnicamente dei rinforzi negativi per il comportamento desiderato. Giusto?

Cominciamo ad essere confusi[1]? Rinforzare una cosa, significa, necessariamente punirne un’altra, o per lo meno, rinforzare negativamente un’altra. Facciamo l’esempio del Clicker Training. Mentre sto marcando e rinforzando con il cibo un determinato comportamento sto, allo stesso tempo, punendo/rinforzando negativamente tutto il resto. Un comportamento aumenta di frequenza (e questa è parte della definizione di rinforzo) e tutto il resto diminuisce di frequenza (definizione, questa volta, di punizione). Un primo chiarimento potrebbe venirci dalla teoria scientifica:

1-   il rinforzo avviene in contingenza al comportamento; la punizione no (picchio il cane che ha fatto la pipì sul tappeto).

2-   il rinforzo negativo può essere evitato modificando il proprio comportamento; la punizione no (tiro la redine e, in risposta il cavallo gira la testa. Mentre il cane non ha niente da modificare intanto che viene picchiato perché ha GIA’ fatto la pipì).

Quando decido che Akira, il mio border collie, è pronto per imparare un nuovo criterio, il cane ovviamente proverà per qualche volta a farmi fare “Click!” attraverso il vecchio criterio. Il mio ignorare i comportamenti del cane trattenendo il “Click!” è, di fatto, un punizione (do qualcosa che il cane non vuole –trattengo il cibo- per diminuire la frequenza di un comportamento –nello specifico tutti quelli che non corrispondono al mio criterio).

Sto un pochino giocando sul filo dell’assurdo, lo so perfettamente che il Clicker è –OVVIAMENTE- diverso da un bastone.

Secondo me, anche se non spesso ricordato dai testi, l’unico vero metro per distinguere punizione da rinforzo consiste nel ruolo del ricevente e nella tempistica.

1- L’intervento “del maestro” può essere evitato dal ricevente? Rinforzo.[2]

2- L’intervento “del maestro” non può essere evitato dal ricevente ? Punizione.

Se l’intervento è contemporaneo sul comportamento parliamo ancora di rinforzo, viceversa siamo nel campo della punizione[3].

Prima di andare avanti consideriamo ancora questo: quando picchio il cane per aver fatto la pipì, o il ragazzo per essere tornato a casa tardi, cosa sto, ESATTAMENTE, punendo? Il comportamento o chi l’ha fatto? Sto punendo la pipì e il ritardo o il cane e il ragazzo? Insomma: stiamo insegnando o ci stiamo semplicemente vendicando? Prima di intervenire, in qualsiasi situazione in cui qualcosa è già successo, chiediamoci se il nostro intervento cambierà in meglio la situazione: se la risposta  è sì, possiamo procedere, altrimenti meglio pensare a qualcos’altro[4]. Quest’idea non è mia, ma del Dott. G. Lathman[5]. La maggior parte delle volte le nostre “punizioni” sono rivolte contro chi ci ha fatto il torto. Non si tratta più d’insegnamento, ma di vendetta o sfogo della nostra frustrazione. Fermandoci un’attimo ad analizzare la situazione ci possiamo rendere conto dove mira il nostro intervento e modificarlo di conseguenza.

Allora Ted, con le sue ragazze cosa sta facendo? Sta punendo dei comportamenti o ne sta rinforzando degli altri? Si sta vendicando di qualche “torto” subito?

Le atlete stanno facendo allenamento. Se potessimo definire l’allenamento come “macro-comportamento”, potremmo dire che Ted stia rinforzando più o meno negativamente le ragazze. Gli interventi di Ted sono contingenti sul comportamento (che è l’allenamento nella sua interezza), ma possono anche essere evitati dalle ragazze (basta che s’impegnino nel prossimo turno). Conoscendo Ted posso anche affermare che il suo intento è quello di rinforzare il comportamento corretto e non punire il resto. E in questi casi anche le intenzioni contano. Molto.

La differenza, vera, sta alla fine nella qualità dell’informazione che comunichiamo ai nostri allievi. Più l’ambiente è positivo (Clicker Training, TAGteach per quanto mi riguarda) più l’informazione sarà facile, disponibile e condivisa. Essa sarà meno pesante dal punto di vista del carico emotivo, meno sbilanciante l’equilibrio del ricevente. Man mano che ci spostiamo e ci avviciniamo alla sponda della coercizione la qualità dell’informazione si deteriora, diventa difficile, molto pesante ed estremamente sbilanciante. Solo persone particolarmente “dotate” e dallo stomaco di ferro, riescono ad insegnare in queste condizioni. Ci vuole una enorme perizia per riuscire a comunicare solo dicendo “No”. E’ molto più facile creare confusione e paura che apprendimento.

Volete la prova? Fate questo gioco con qualcuno. Potete anche essere in gruppo ma va bene anche se siete solo in due. Chi verrà addestrato esce dalla stanza. Il gruppo decide cosa fargli fare al suo rientro (cose facili per carità: prendere un libro, sedersi su una sedia). Al rientro l’educatore potrà guidare il suo allievo solo dicendo “Sì” (o con un clicker se ce l’avete sottomano marcando ogni comportamento nella direzione corretta). Poi invertite i ruoli. Fate uscire il maestro, decidete un nuovo comportamento e guidatelo, questa volta, solo con il “No!” (per cui bloccate ogni cosa sbagliata che fa). Cambia qualcosa tra le due procedure?

Mettetevi nei panni dell’allievo e provate a farvi guidare in tutti e due i modi: notate la differenza?


[1] Ricorderò sempre con piacere la confusione che ho avuto in mente dopo la conferenza del Prof. Rosalez Ruiz alla Clicher Expo 2012. Conferenza su argomenti simili a questi qui trattati dove, con maestria, il professore ci ha –quasi- portato a non sapere più distinguere tra rinforzo e punizione.

[2] Con “maestro” indico chi o cosa sta intervenendo sul ricevente.

[3] Domanda: se piove e io ho l’ombrello la concomitanza tra pioggia e presenza dell’ombrello rinforza il mio “avere l’ombrello con me”.  E se non piove? Il mio portare l’ombrello viene punito dall’assenza di pioggia (non è che posso far piovere a comando, quindi ..). A meno che, visto il sole, decido di tornare in casa e mollare l’ombrello. Il sole rinforza negativamente il mio “avere” l’ombrello. A questo punto tra punizione e rinforzo la misura sta nella convenienza: meglio perdere 3 minuti e rientrare in casa o, portarmi dietro tutto il giorno l’ombrello? Se la prossima volta, con il sole, non userò l’ombrello significa che il portare fuori l’ombrello con il sole del giorno precedente,   è stato rinforzato negativamente (la presenza concomitante di sole e ombrello non mi piace e rinforza il mio lasciare a casa l’ombrello l’indomani). Bella confusione vero?

[4] Picchiare il cane migliora la situazione del mio tappeto? Direi di no. Forse il cane è stato troppo tempo solo in casa, forse ha un piccolo problema alla vescica o forse l’ho portato fuori troppo presto questa mattina…

[5]Unless what you are about to say or do has a high probability for making things better, don’t say it and don’t do it”. Lathman: “The power of Positive Parenting”

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