Insegnare Segnali, non Comportamenti (prima parte)

Pubblicato: gennaio 4, 2014 in behaviour, Comportamento, Insegnare, Teaching

L’ ambiente ci bombarda di stimoli. Impariamo a rispondere a questi stimoli o per lo meno a quelli rilevanti, importanti per la “sopravvivenza”, attraverso l’esibizione di determinati comportamenti. In classe si sta –sperabilmente– seduti, in palestra ci si allena, nel campo di agility salti (effettivamente è il cane a saltare) gli ostacoli.

L’apprendimento consiste nell’imparare quale comportamento esibire, date certe condizioni: potremmo chiamare queste condizioni segnali. I comportamenti diventano condizionati a questi segnali. Quando batto sulla tastiera, ho imparato che per ottenere la lettera “A”, che ho imparato a sua volta rappresenta il suono “a”, devo battere un certo tasto <A>.

Una tastiera... quanti segnali da discriminare!

Una tastiera… quanti segnali da discriminare!

Non imparo a battere il tasto: imparo in quali condizioni battere il tasto <A> funziona e viene –quindi– rinforzato. Se voglio scrivere “CASA”, ho due suoni “A” che rinforzano il battere il tasto <A>. Se invece di <A> battessi <E> otterrei “CESE” parola che non ha senso nella mia lingua e che non mi porterebbe nessun rinforzo. Anche il mio cane Akira sa battere su una tastiera, quello che non sa e non potrà mai saper fare, date le sue competenze fisico cognitive è discriminare il significato di battere <A> .(Potrei modellare il comportamento, ma, per il cane, questo non avrà mai il significato che potrà avere per una persona.) Senza disturbare il mio border, che dopo la passeggiata quotidiana dorme beato, anche mio figlio a 5 anni e mezzo sa “battere” sulla tastiera. E’ anche capace di mandare SMS ai suoi cugini più grandi: “AIHHIHEEEEEE4444FDFFFF   FFFFFFFFFFFFFFHJH” che significa “Ciao, come stai?”

Quale competenza deve apprendere il bambino?  Non il comportamento di battere sui tasti –quello lo sa già fare– ma discriminare quando battere la <A> funziona ovvero verrà rinforzato. In altre parole, deve imparare a scrivere.

Di nuovo, non si tratta di insegnare delle nuove capacità fisiche o motorie. Questi o sono presenti nel repertorio dell’individuo o non lo sono e non possono, pertanto venire insegnati. Sono cose che vengono “naturalmente” con lo sviluppo psico-fisico-cognitivo della persona in un ambiente naturale e normale. Il patrimonio genetico si attiva progressivamente durante tutta la vita, per assicurare in ogni momento le migliori risorse comportamentali e di conseguenza le migliori probabilità di sopravvivenza. Questo patrimonio di comportamenti viene modellato dall’ambiente che seleziona sia quali comportamenti resteranno, sia quando questi dovranno essere esibiti. Se gioco a calcio so che è opportuno indossare la divisa per una partita; lo stesso comportamento “indossa la divisa” non verrà rinforzato per un incontro galante. Il comportamento è uguale; ciò che cambia sono i segnali. La partita è il segnale che, quando si presenta, è la condizione per cui l’indossare la divisa ha senso, o meglio sarà rinforzato. Ma l’indossare in sé e per sé non viene insegnato: o si è biologicamente in grado di indossare la divisa o non lo si è. Per questo motivo non potrò mai insegnare ad Akira a mettersi –da solo– i pantaloncini: gli mancano le giuste articolazioni, le dita opponibili etc. etc. Inoltre gli manca la competenza cognitiva per discriminare l’”utilità” di indossare i pantaloncini.

Quello che viene insegnato è il condizionamento del comportamento a usemaforono specifico segnale. Per questo motivo dobbiamo prestare la massima attenzione che nell’ambiente d’apprendimento in cui ci troviamo ad operare non siano presenti altri segnali che possono distrarre o confondere l’allievo. Se insegno un target mano a un cane, il segnale che do, presentando la mano deve essere assolutamente consistente, come lo è un semaforo rosso. Immaginate cosa potrebbe capitare se i semafori agli incroci fossero di dimensioni o colori leggermente diversi: verde smeraldo o verde acido più o meno grandi… Quanti incidenti?

Un segnale che condiziona il comportamento è sempre presente per insegnare. Lo shaping non è insegnare a incrementi graduali un certo comportamento, ma, piuttosto è condizionare, per incrementi graduali, un determinato segnale.

 

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