Insegnare segnali, non comportamenti (2^ parte)

Pubblicato: gennaio 15, 2014 in Uncategorized

B.F. Skinner racconta come ha scoperto lo shaping :

“Nel 1943 Keller Breland, Norman Guttman, ed io stavamo lavorando su un progetto militare sponsorizzato dalla General Mills, Inc. Il nostro laboratorio si trovava all’ultimo piano di un mulino a Minneapolis, dove abbiamo trascorso un bel po ‘di tempo in attesa che a Washington prendessero delle decisioni. Per tutto il giorno, intorno al mulino, giravano grandi stormi di piccioni. Restavano facilmente intrappolati sui davanzali ed erano una “fornitura” irresistibile di soggetti sperimentali. .. . Il nostro era un progetto di ricerca serio, ma abbiamo avuto anche dei momenti più leggeri. Un giorno abbiamo deciso di insegnare a un piccione a giocare a bowling. Il piccione doveva lanciare una palla di legno per una pista in miniatura verso dei birilli giocattolo, lanciando la palla con un forte colpo del becco. Per condizionare il comportamento, abbiamo messo la palla sul pavimento di una scatola per esperimenti e ci siamo preparati per consegnare il cibo non appena il primo colpo si fosse verificato. Ma non è successo niente. Anche se avevamo tutto il tempo del mondo, ci siamo stancati presto di aspettare. Abbiamo quindi deciso di rinforzare ogni risposta che avesse la minima somiglianza con un colpo alla palla, a costo in un primo momento, di rinforzare anche il solo guardare la palla e quindi per selezionare le risposte che più strettamente si avvicinavano al comportamento finito. Il risultato ci ha stupito. In pochi minuti, la palla veniva scagliata fuori della scatola come se il piccione fosse sempre stato un campione di bowling. Lo spettacolo impressionò talmente Keller Breland da indurlo a abbandonare una promettente carriera in psicologia per entrare nel business della produzione di comportamento”. (1)

In un articolo del 1958, Skinner chiarisce quali sono, secondo lui gli “ingredienti” necessari per uno shaping efficace:

“Per l’acquisizione del comportamento di giocare a bowling nei piccioni 3 punti sono rilevanti:

a)      I rapporti temporali tra comportamento e rinforzo sono molto importanti.

b)     il comportamento viene creato per approssimazioni successive.

c)      Il comportamento si modella gradualmente rinforzando approssimazioni grezze alla topografia finale (del comportamento) invece di aspettare la risposta completa“.(2)

Quello che, secondo me, Skinner intende con “modella” ed “approssimazioni grezze” costituisce il condizionamento del comportamento ai segnali ambientali: scatola, birilli e pallina di legno. Ovvio che se aspetto l’esibizione di quello che io, come insegnante, intendo come comportamento finito fin dall’inizio, data la mancanza di relazione (condizionamento) tra segnali e comportamento il piccione potrebbe anche non venire mai rinforzato e quindi lasciar perdere. Ma rinforzando l’emissione di comportamenti selezionati che progressivamente modellano il comportamento finale, il condizionamento avverrà e, come dice Skinner, il nostro piccione si rivelerà essere un campione di Bowling.

Un po’ come il vasaio: la possibilità della forma finita del vaso è già contenuta nell’argilla che viene lavorata. E’ necessario, appunto, modellarla. Possiamo  anche buttare l’argilla sul tornio, ma le probabilità di ottenere un vaso saranno estremamente basse. Nelle caratteristiche fisiche dell’argilla sono contenuti gli elementi necessari affinchè possa essere modellata. Un blocco di marmo o un pezzo di ferro non potranno mai venire modellati -a mano- in un vaso. Non ne esiste la possibilità: nelle loro caratteristiche fisiche non è presente la possibilità del “modellaggio manuale”. Come per l’argilla, o il nostro allievo è -fisicamente- in grado di esibire il comportamento o questo non potrà mai venire insegnato. Michelangelo vedeva già la forma delle sue statue all’interno dei blocchi grezzi di marmo: poteva provare a prenderli a martellate a caso per vedere se ne usciva il David o poteva modellarli, con approssimazione -e successo- verso il risultato finale.

david michelangelo

Scolpire un blocco di marmo è come modellare un comportamento…

Skinner scrive: “Una soluzione (a un problema) è una risposta che esiste già con qualche forza all’interno del repertorio di un individuo, se è in grado di risolvere il problema”. Parafrasando: o si è in grado di fare una cosa o non lo si è e questa abilità non può venire insegnata.

Insegnare diventa, quindi condizionare l’emissione di uno specifico comportamento o di una catena di comportamenti a un determinato segnale. Come fare in modo che questo avvenga? Se decido di insegnare al mio cane un target naso (il cane tocca con il naso il palmo della mano), devo essere sicuro -o fare in modo- che la mia mano sia un chiaro e nuovo segnale rispetto all’ambiente. Anche a costo di dover mettere un pezzetto di cibo tra le dita per incoraggiare il cane a toccare con il naso. E’ la mano che segnala a chiare lettere: “Toccami con il naso!” e per questo motivo la mano deve essere messa sempre nella stessa posizione in modo da divenire un chiaro segnale che condiziona uno specifico comportamento.

Dagli animali alle persone lo schema non cambia, Abbiamo, però uno strumento in più: l’uso del linguaggio. Questo ci dà un grandissimo vantaggio a patto che sia sempre chiaramente definita la relazione segnale – comportamento. Ovvero cosa fare quando un dato segnale appare. Nell’esempio seguente il segnale è l’opportunità di tirare a canestro (3).

LA LEZIONE E’: “Quando tiriamo a canestro dobbiamo avere la mano destra sotto il pallone, con il polso all’altezza degli occhi. L’avambraccio destro è verticale a sostenere la palla. La mano sinistra è appoggiata sul fianco del pallone per dargli una guida d’appoggio. Il centro del palmo della mano  sinistra è appoggiato sulla massima circonferenza del pallone. Le punte dei piedi guardano il canestro, i piedi sono alla larghezza delle spalle, le ginocchia sono leggermente piegate e la schiena è leggermente flessa in avanti”.

Qual è il segnale chiaro per condizionare questa serie di comportamenti, dando per scontato che l’allievo sappia fare queste cose? Se è ipovedente non può mettere le punte dei piedi verso il canestro autonomamente (il marmo non può venire modellato a mano). Nel nostro caso è “tiriamo a canestro”, ovvero l’opportunità di fare punto. Questa opportunità è il segnale per esibire la sequenza di comportamenti. Ovviamente dobbiamo insegnare a mettere insieme tutta la sequenza in modo che questa diventi fluente: ovvero che venga esibita automaticamente non appena il segnale si presenta. Dobbiamo evitare di sovraccaricare la memoria di lavoro dell’allievo che altrimenti non riuscirà a tenere insieme in memoria tutte le istruzioni. Michelangelo creava le sue opere un passaggio alla volta. Sceglieremo quindi il primo componente da condizionare per “tirare a canestro”.

LE ISTRUZIONI SONO: “Quando tiriamo a canestro dobbiamo orientarci verso l’anello. Il modo più veloce per farlo è quello di puntare i piedi verso il canestro. Parti dal centro vai verso i coni (messi sul pavimento intorno al canestro per indicare da dove tirare) e tira a canestro. I piedi sono puntati verso il canestro”.

Abbiamo ridotto l’ammontare delle informazioni. Se ne diamo troppe vengono perse dalla memoria di lavoro e i comportamenti che verranno esibiti in presenza del segnale saranno di povera qualità in riferimento ai nostri obiettivi. Pertanto scegliamo un solo punto d’attenzione un solo comportamento da condizionare, per iniziare, al segnale “tirare a canestro”.

IL TAGPOINT E’: “Piedi verso il canestro”.

Il suono del marker segnala il successo e, rinforzandolo, condiziona il comportamento: quando c’è un canestro e c’ è da tirare, li piedi puntano verso il canestro. Una volta condizionati i piedi possiamo proseguire, aggiungendo progressivamente  il resto della sequenza. Alla fine l’opportunità di tirare a canestro condizionerà la posizione dei piedi che condizionerà quella delle spalle, delle gambe etc etc…

Pallacanestroo tiro libero

Ripeto: non ho insegnato a puntare i piedi verso il canestro. Quello che ho insegnato è che, al segnale: “tirare a canestro”, quello che ha la maggiore probabilità di venire rinforzato (perché aumenta le probabilità di fare canestro) sarà: “Piedi verso il canestro”. Nel caso citato dello shaping del piccione di Skinner: il piccione sa colpire una palla con il becco. quello che Skinner ha insegnato è che, data la presenza di palla e birilli (segnale) quello che verrà rinforzato (o che avrà l’opportunità di venire rinforzato) sarà: “manda la palla in una determinata e specifica direzione: verso i birilli”.

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NOTE:

(1) PETERSON G.B., A day fo Great illumination – Skinner’s discovery of Shaping, ” Journal Of The Experimental Analysis Of Behavior”,82, (November 2004), p. 317–328. Breland divenne piuttosto famoso (e ricco) come addestratore di animali per spettacoli, film  e TV.

(2) SKINNER B.F., Reinforcement today , “American Psychologist”,13 (1958), p 94-99

(3) Il segnale è l’opportunità di tirare a canestro e non il canestro di per sè perchè si tira quando si è ragionevolemente sicuri di fare centro. Inutile tirare da una parte all’altra del campo….

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