Insegnare segnali, non comportamenti (3^ e ultima parte)

Pubblicato: febbraio 5, 2014 in Uncategorized

Terza e ultima parte del post dedicato ai segnali condizionati.

SEGNALI CONDIZIONATI 

Spesso sottovalutiamo l’ingerenza di fattori ambientali nella mancata esibizione di comportamenti ben appresi. Di questa mancanza diamo, tendenzialmente, la colpa ai nostri allievi.

Alessandro, mio figlio, ha avuto, per un po’ di tempo, la tendenza a parlare ad alta voce durante le nostre cene. Abbiamo cercato di cambiare questo suo comportamento, “pagando” con secondi extra di gioco sul suo tablet ogni esibizione del tag point: “Bassa voce”. Dato che “Bassa voce” non è quantificabile a priori, avevamo stabilito insieme cosa significasse “Bassa voce”. La cosa è andata avanti per un po’ di sere con successo, al punto di non avere più bisogno di rinforzare “Bassa voce”. Ma una sera abbiamo avuto ospiti a cena i nonni di Alessandro e la voce è tornata su registri piuttosto alti. Non solo: nemmeno la possibilità di guadagnare gioco extra è riuscita ad avere qualche effetto. I nonni a cena si sono sovrapposti al segnale, “A tavola a cena” cui il bambino stava rispondendo con “Bassa voce”, modificandolo. Cambiato il segnale, cambiato il comportamento ed anche la risposta del bambino al rinforzo. “A tavola, a cena con i nonni” è un segnale diverso, che rinforza un diverso comportamento.

Cosa si deve fare? Insegnare che il segnale “a tavola a cena” significa, oltre a una serie di cose (“Stare seduti”, “Usare forchetta e coltello” etc. etc.), anche “Si parla a bassa voce”, non importa cosa ci sia intorno. E’ il segnale che deve essere insegnato, non il comportamento. E’ il segnale ” A tavola a cena” che condiziona “Bassa voce”. Per ottenere questo condizionamento ci vuole pratica.

COSA SIGNIFICA FAR PRATICA

Fare pratica non è la meccanica ripetizione di un’azione, ma l’esecuzione consapevole, eventualmente ripetuta, di quest’azione. Se voglio imparare a fare canestro, non serve molto che io faccia 100 tiri al giorno se nessuno m’insegna come devo tirare. Questo è solo un provare e riprovare piuttosto sterile. La pratica intenzionale deve mirare prima all’apprendimento dei componenti del “Tirare a canestro” per arrivare alla loro esecuzione fluente. I 100 tiri al giorno,sono intesi come esercizio per mantenere la fluenza di quanto appreso. Kobe Bryant, uno dei top players della NBA ne fa anche 800 di canestri al giorno per mantenere il suo livello di performance (1).

bryant

Kobe Bryant… 800 canestri al giorno per rimanere un top player

Come la pratica sportiva sviluppa muscoli e competenze, la “pratica comportamentale” sviluppa attenzione ai segnali e fluenza nelle risposte. La pratica deve essere intenzionale, mirata al raggiungimento di un risultato specifico e il suo esercizio coinvolge tutte e due le parti della relazione allievo-insegnante. L’allievo focalizza la propria attenzione su quello che gli viene richiesto, l’insegnante deve essere pronto a rinforzare i risultati dell’allievo e preparare il giusto ambiente dove l’allievo possa avere successo. Ci sono anche casi in cui è meglio lasciar perdere. Se non si riesce a tenere a freno un bambino dentro un supermercato, o un cane in presenza di un gatto, meglio evitare di mettere gli allievi in situazioni in cui facilmente falliranno le nostre aspettative. Sono nostre aspettative, non loro. Il cane, o il bambino al supermercato, sono perfettamente a loro agio con i comportamenti che un certo segnale fa loro esibire. La responsabilità della pratica è dell’insegnante.

Cosa potrei fare per ottenere “bassa voce” durante TUTTI i nostri pasti? Rinforzare costantemente tutte le emissioni di “bassa voce” in un ambiente dove sia facile ottenere questo e muovere gradualmente verso situazioni più difficili: cena con i nonni o in Pizzeria. Nelle situazioni difficili devo stare attento di rinforzare con generosità il comportamento e di ignorare le esibizioni del comportamento opposto. Come insegnante non devo mai dare per scontato che un certo livello di competenza in un certo ambiente possa essere generalizzato. Come dice il proverbio: “Non si smette mai d’imparare”.

SOLUZIONI. I principi della “Grotta di Aladino” e delle “Mani occupate”.

Il TAGteach (il Clicker Training funziona efficacemente allo steso modo) consegna ad insegnante ad allievo un punto d’attenzione (il tag point) su cui concentrare l’attenzione. Il tag point indica chiaramente cosa esibire dato un certo segnale e con precisione chirurgica lo rinforza. La pratica consapevole fa ripetere ciascun tag point tante volte quante ne sono necessarie per acquisire con fluenza l’esibizione del comportamento. Diventa semplice in queste condizioni riuscire a rinforzare qualcosa, piuttosto che il contrario. Possiamo continuare a condizionare il nostro segnale anche in presenza di nuovi, concomitanti stimoli. Per tornare al Basket posso rinforzare una determinata posizione del gomito prima del tiro, sia quando il giocatore è fermo, sia quando si sta muovendo, pressato da qualche avversario.

Meno semplice -ma non deve essere una giustificazione per l’insegnante- riuscire a capire quando e come, il rinforzo funzionerà o meno.

Sempre Alessandro era piuttosto difficile da gestire al supermercato. Qualsiasi cosa in vista sugli scaffali andava bene per essere messa nel carrello (soprattutto guanti lavapiatti… Vedete? Non si può mai sapere dove si trovi il Rinforzo…)- Per cui anziché cercare di bloccare la sua voglia di spese folli ho dato qualcosa su cui concentrarsi, un nuovo segnale. Per prima cosa ho iniziato a prendere una piccola cosa per lui (non puoi entrare nella grotta di Aladino e non metterti in tasca nemmeno una monetina…) una Coca Cola piccola o un piccolo pacchetto di patatine. Se hai le mani impegnate a tenere in mano una cosa che ti piace, farai più fatica a prendere dell’altro dagli scaffali. Poi siamo passati alla fase lista della spesa. Insieme abbiamo disegnato, a casa, la lista della spesa. Insieme abbiamo dichiarato che si prendeva solo quello che c’era sulla lista della spesa (ovviamente, secondo il principio della “Grotta di Aladino nella spesa era compresa la piccola Coca Cola).

Infine, siamo andati a fare la spesa. Alessandro aveva in mano il foglio della lista e pennarello: il suo compito era quello di spuntare la lista man mano che i prodotti finivano nel carrello (possibile tag point: “Spunta la lista”). Il bambino, in questo modo, viene responsabilizzato e si concentra su uno specifico compito: fa pratica nel fare qualcos’altro, Inoltre con lista e pennarello in mano, le mani sono occupate e non possono afferrare guanti e altre cose. Disegnare la lista, spuntarla sono aiuti per il bambino che può in questo modo affrontare il supermercato senza “cedere” agli altri stimoli ambientali. Una volta ottenuto il successo e fatto pratica, gli aiuti possono, progressivamente, scomparire.

carrello della spesa

INSEGNARE

Cosa ho veramente insegnato? Non ho insegnato: “Al supermercato niente capricci perché tanto non si prende niente”. Ho insegnato che il segnale “Supermercato” rinforza comportamenti quali: “scrivere la lista”; “prendere quello che c’è sulla lista” e “prendere 1 Coca Cola”. “Supermercato” condiziona una serie precisa di comportamenti. Tutto il resto esula dal contesto e viene (come ogni comportamento indesiderato) ignorato. Non posso insegnare “non si prende niente”; Ogden Lindsley diceva che non si possono insegnare cose che un morto può fare. Sempre, devo cercare di dare qualcosa da fare in presenza di un segnale. Un essere vivente è tale perché sta facendo qualcosa. Uno stimolo, un segnale è tale perché da qualcosa da fare al cervello. Se noi insegnanti non indichiamo cosa da fare, l’allievo troverà, naturalmente, qualcosa da fare (2). Il cervello è creato per prestare attenzione agli stimoli ambientali. Non possiamo insegnare a non fare, al contrario, possiamo insegnare quali comportamenti verranno rinforzati da un determinato segnale.

Dobbiamo anche essere consci del fatto che il comportamento non è statico e fisso; piuttosto è fluido e malleabile. Qualche volta le cose possono non andare come sono sempre andate. Io sono sempre pronto a comprare un altro paio di guanti.

NOTE:

(1) 10 Years of Silence: How long it took Mozart, Picasso and Kobe Bryant to be Successful

(2) How to Train Your Brain to Stay Focused

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