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Oltre il Clicker Training: Walden Due

Pubblicato: novembre 10, 2014 in Uncategorized

Walden Duiskinne001p1e è un romanzo scritto da B. F. Skinner nel 1948. Racconta di una comunità di persone, Walden Due, appunto che vive e prospera sui principi della scienza del comportamento. Il romanzo è estremamante didascalico, con i personaggi ridotti al minimo di figure stereotipate che Skinner usa per introdurre le proprie idee. Questo che riporto è il passaggio che più mi ha colpito. Spiega perché il rafforzamento positivo funziona e la punizione no. Indica una strada percorribile verso un domani migliore per tutti.

Si parte da un Clicker in mano per educare il proprio cane o un altro animale ma si deve e si può guardare oltre.

Nel dialogo che segue, Frazier è uno dei fondatori della comunità; Castle è il filosofo scettico allo stremo. Il testo in blu corsivo sono mie idee.

“Dovrò servirmi di termini tecnici”, disse Frazier, “ma solo per un attimo. Si tratta di quello che la scienza del comportamento chiama teoria del “rinforzo”. Le cose che possono accaderci rientrano in tre classi. Di fronte a certe cose siamo indifferenti. Ci sono altre cose che ci piacciono… vogliamo che si verifichino, e prendiamo delle misure che si verifichino di nuovo. Ci sono infine altre cose che non ci piacciono… non vogliamo che si verifichino, e prendiamo delle misure per liberarcene o per impedire che si verifichino nuovamente”.

“Ora”, proseguì Frazier con ardore, “se siamo in grado di creare una qualsiasi delle situazioni che piacciono ad una persona o di rimuovere una qualsiasi situazione che non le piace, possiamo controllare il comportamento di quella persona. Quando si comporta come vogliamo che si comporti creiamo semplicemente una situazione che le piace, oppure ne rimuoviamo una che non le piace. Come risultato si avrà un aumento della probabilità che quella persona si comporti nuovamente in quel dato modo,il che è proprio quello che vogliamo. Tecnicamente, questo viene chiamato “rafforzamento positivo”.

Anche se il termine “controllare” suona orribile se riferito al comportamento umano è inutile cercare di nascondersi dietro al dito. Qualsiasi interazione che abbiamo con l’ambiente serve per esercitare una forma di controllo. Se scrivo una mail è per “controllare” il comportamento del ricevente e sollecitarlo, magari, a rispondermi. Se dico “Bravo!” a un bambino è per controllare il suo comportamento. Si tratta solo di decidere che tipo di controllori desideriamo diventare.

“La vecchia scuola ha compiuto il sorprendente errore di supporre che fosse vero il contrario, ossia che rimuovendo una situazione che piace ad una persona o instaurandone una che non le piace – in altre parole punendo quella persona- fosse possibile ridurre la probabilità che si comportasse nuovamente in un dato modo. Questa supposizione non regge, come è stato dimostrato senza ombra di dubbio. Quello che sta emergendo in questa fase critica dell’evoluzione della società è una tecnologia comportamentale e culturale basata sul rafforzamento positivo. Stiamo gradualmente scoprendo – a prezzo di enormi sofferenze umane- che a lungo andare la punizione non riduce la probabilità che una certa azione si verifichi” (…)

“Non sono certo un difensore della forza”, disse Castle, “ma non sono d’accordo sul fatto che non sia efficace”.

“E’ temporaneamente efficace, questa è la cosa peggiore. Ciò spiega parecchie migliaia di anni di spargimenti di sangue. Perfino la natura è stata ingannata. Noi puniamo “istintivamente” una persona che non si comporta come vogliamo: la sculacciamo se è un bambino o la picchiamo se è un adulto. E’ proprio una bella distinzione! L’effetto immediato del colpo inferto ci insegna a picchiare nuovamente. Il castigo e la vendetta sono le cose più naturali della terra. Ma a lungo andare l’uomo che picchiamo non ha meno probabilità di ripetere quella data azione”.

“Ma non la ripeterà se lo picchiamo piuttosto duramente”, disse Castle.

“Avrà ancora la tendenza a ripeterla. Vorrà ripeterla. Non abbiamo in realtà alterato il suo comportamento potenziale. Questo è il punto. Anche se non ripete quella azione in nostra presenza, lo farà in presenza di qualche altra persona. Oppure quella azione verrà ripetuta mascherandola da sintomo di neurosi. Se picchiamo piuttosto duramente, ci liberiamo un piccolo spazio nella landa desolata della civiltà, ma rendiamo ancora più terribile il resto della landa.”

landa desolata

La punizione controlla il comportamento, non la la volontà. Non blocca il desiderio di fare qualcosa ma il comportamento in sé per sé. E’ una forma estremamente rozza di esercitare (o meglio di pretendere di esercitare controllo). Una multa per eccesso di velocità blocca (per un po’) il mio correre, non il mio desiderio di correre. Infatti…

“Ora, le forme primitive di governo sono naturalmente basate sulla punizione. E’ la tecnica ovvia di quando chi è fisicamente forte controlla il debole. Ma siamo nel bel mezzo di un notevole cambiamento in favore del rafforzamento positivo: da una società competitiva in cui la ricompensa di un uomo è la punizione di un altro, ad una società cooperativa in cui nessuno ottiene qualcosa a spese di qualche altro.

Il cambiamento è lento e doloroso perché l’effetto immediato, temporaneo, della punizione eclissa il vantaggio finale del rafforzamento positivo. Noi tutti abbiamo visto innumerevoli casi di effetto temporaneo della forza, ma una chiara prova dell’effetto di non servirsi della forza è rara”.

Chi ha la fortuna di fare o conoscere il Clicker Training o forme simili di educazione quali il TAGteach è stato, diverse volte, testimone della “prova dell’ effetto di non servirsi della forza”.

(…) “Adesso che sappiamo come funziona il rinforzo positivo e perché quello negativo non funziona”, disse infine Frazier, “possiamo essere più ponderati nel nostro progetto culturale, ed avere quindi più successo. Possiamo realizzare un tipo di controllo in cui le persone controllate, sebbene stiano seguendo un codice molto più scrupolosamente di quanto non fosse mai accaduto con il vecchio sistema, si sentano ciononostante libere. Stanno facendo quello che vogliono e non quello che sono costrette a fare. Questa è la fonte del tremendo potere del rinforzo positivo: non vi è restrizione né rivolta. Tramite un accurato progetto culturale noi controlliamo non il comportamento nella sua forma finale, ma l’inclinazione a comportarsi in un dato modo: i motivi, le passioni, i desideri.”

Il rafforzamento positivo controlla non tanto il comportamento quanto le pulsioni a comportarsi in un certo modo. Vogliamo -liberamente- fare qualcosa perché questo ha delle conseguenze positive. Questa è la forma più alta di libertà che ci possa venire concessa.